impianti tecnologici a maslana

Durante la costruzione della diga, negli anni 1920 furono messe in opera ben quattro imponenti impianti di trasporto dal fondovalle sino al piano del Barbellino. Tutti transitavano per Maslana. Proviamo a immaginare il traffico aereo sopra le baite! Oggi al massimo 40 tonnellate in un anno. Allora, nei momenti di punta, tale portata era raggiunta in un paio d’ore.

C’era una prima teleferica del tipo continuo (con tanti vagoncini affiancati), che partiva dalla località Torre, in paese a Valbondione, non lontano dalla Chiesa Parrocchiale, dalla parte opposta del fiume e raggiungeva il Rifugio Curò. Era lunga quasi 4,5 km e aveva un dislivello di 1000 m. Ogni ora trasportava sino a 10 tonnellate di materiale. Il peso di circa 8 automobili di classe media di oggi: tipo Volkswagen Golf. Ogni vagonetto poteva contenere sino a 250 kg.

Una seconda teleferica partiva dalla località Grumetti – Pianlivere (attuale stazione di partenza della funivia ENEL alla diga) e saliva al Pinnacolo. Era lunga 1.2 km e aveva un dislivello di 800 m. Una salita quasi “verticale”! Poteva trasportare pezzi pesanti sino a 3000 kg. Quindi tutte le più grosse apparecchiature presenti sul sito di costruzione erano arrivate là seguendo questa via. Dalla località Pinnacolo il trasporto proseguiva poi in una galleria sino a Valmorta, utilizzando un trenino “Décauville”, del tipo di quelli usati nelle attività minerarie. Il trenino c’è ancora e è ancora utilizzato per attività di ispezione alle gallerie.

Una terza teleferica, adibita al solo trasporto di cemento, saliva da Torre (vicino alla chiesa di Valbondione) sino al Rifugio Curò. Correva parallela alla prima teleferica e aveva caratteristiche analoghe.

Un piano inclinato, utilizzato anche per il trasporto del personale dal fondovalle al cantiere, partiva dalla solita località Grumetti – Pianlivere e raggiungeva il Pinnacolo. Tale piano inclinato è rimasto in funzione sino agli inizi degli anni ’70, quando è stata completata la costruzione della nuova funivia. E’ tuttora visibile. Una breve camminata risalendo nella valletta tra Ca’ Sura e Piccinella (il “Vendol”) ci consentirebbe di apprezzarne la sua ardita configurazione. Sul piano inclinato passava una rudimentale funicolare, chiamata dai suoi utilizzatori “piattina”. Un viaggio su tali vagoncini era assolutamente “da brivido”. Provate ad immaginare quasi un tuffo, seppure a velocità lenta, quale quello di una funicolare, da almeno 30 grossi ottovolanti sovrapposti l’uno all’altro. Difficilmente immaginabile. Per molti, vertigini assicurate. Gli inesperti si bendavano, per la paura! Le foto nella pagina a fianco danno solo una vaga idea dell’opera.

A Maslana c’era pure la polveriera del cantiere della diga. Gli esplosivi necessari alla demolizione della roccia per l’innesto delle nuove strutture in calcestruzzo e in cemento armato della diga erano depositati proprio a Maslana. Gli esplosivi erano trasportati esclusivamente a spalla, da Maslana sino al sito di costruzione della diga. Un’ora e mezzo a piedi. Con un buon passo, molto attento per la pericolosità del carico. Molti portatori erano donne. 25 aprile 1919. Tre giovani donne di Bondione: Albricci Rosa 19 anni, Conti Dorotea 18 anni, Conti Margherita 29 anni, caricate le cassette di dinamite sulle spalle alla polveriera s’ incamminarono lungo l’ impervio sentiero che porta al Barbellino per rifornire gli operai minatori di esplosivo. Purtroppo una delle tre inciampa. Cade. La pericolosa cassetta che stava trasportando esplode. Tutte e tre trovano la morte ! Una lapide in loro ricordo è tuttora presente lungo il sentiero che da Maslana porta ai prati di Pià di Masù.


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