La sua Antichità
La contrada di Maslana in epoca remota era denominata «Macellana», con significato imprecisato.
Si dice che la contrada di Maslana, insieme a Salvasecca e allecascine di Redorta, sia una delle più antiche della Val Bondione, già esistente al tempo in cui tra Bondione e Fiumenero esisteva un lago. Tra la gente si conserva una memoria storica in questo senso. La strada di collegamento con Lizzola è ancora chiamata «vià di bo», via del buoi. Questa mulattiera partiva dal ponte della contrada «Piccinella», saliva e lambiva le baite più alte di «VaI Bona», per raggiungere Lizzola.
Attualmente è percorsa da turisti che da Lizzola si recano al rifugio Curò.
Andrebbe segnata con il suo antico nome «Vià di Bo», anche solo per ricordare che per secoli fu percorsa da uomini, greggi, mandrie e naturalmente buoi.
Maslana è una delle contrade più incantevoli della Bergamasca, posta sulla mulattiera che porta alle cascate del Serio. La si raggiunge,superata la stazione di partenza della funivia dell'Enel e attraversato il ponticello sul Serio,salendo per il bosco.
Una Chiesetta a Maslana?
Secondo una diffusa opinione popolare a Maslana ci sarebbe stata una chiesetta, poi sepolta da una frana. L'unico testimonio sarebbe un campanello da messa ritrovato sul posto e conservato in parrocchia. Ma le testimonianze circa l'esistenza di una chiesa a Maslana non sono mai state ritrovate né nell' archivio della curia vescovile di Bergamo, né in quello della parrocchia,
li maestro Giovanni Simoncelli, invece, raccolse documenti circa un progetto di chiesa che però non fu mai realizzato. Infatti, in data 19 giugno 1693, gli abitanti di Maslana chiesero al vescovo dell' epoca, Daniele Giustiniani, il permesso di poter edificare un oratorio (chiesetta ) nella loro contrada, presentando una serie di motivazioni: la contrada era distante dalla parrocchia circa tre chilometri; le strade montuose erano difficilissime da percorrere, soprattutto d'inverno, a causa della neve e del ghiaccio; tra la contrada e la chiesa parrocchiale c'era di mezzo il fiume che, come aveva potuto constatare lo stesso vescovo nella sua visita del 1666, durante una piena aveva distrutto il ponte; alcuni vecchi e ammalati erano rimasti privi della messa e dei sacramenti. Un certo Bartolomeo Caiselli del posto, aveva lasciato, con testamento del 16 marzo 1691, parte della sua eredità per la costruzione di un oratorio e per la celebrazione di un certo numero di messe; un certo Giovanni Bonaccorsi fu Bartolomeo, in data 16 giugno 1693,aveva donato la bella somma di lire 500 per la dote e la manutenzione dell' erigendo oratorio, che non fu mai realizzato, forse a causa di eventi disastrosi. Inventario e divisione dei beni di Bettino Bonacorsi di Malsana il 21 aprile 1689 moriva Bettino Bonacorsi di Maslana. L'inventario dei suoi beni, che possedeva in Bondione, fu stilato il 6 maggio 1689 da Giovanni Anzolo da Vaiano Cremasèo(22):
-«Un prato detto Ronco Pederbò(23) e un bosco incorporato con il mede[si]mo prato.
-Un lischetto [piccola striscia] in costa di casa, un corpo di casa et anco la metà di un altro corpo di casa, tutte con i suoi superiori [piano superiore], quali tutte giacciono "in Corte di Bongione, VaI Seriana, territorio di Bergamo".
-Vacche n. 20: un toro, un torello, quattro manzoletti, una cavalla, una puledrina, due somari et un somarino.
-Tre animale fattore [scrofe], con quindici animaletti [maialini] e due animali. [maiali].
-Rame: una ca.ldera, una padella, due stegnati [ramine], una perola [paiolo] et una pignatta.
-Una bronza, due mastelle di legno, un seggiole [secchia grosso], due ornelli [zangole] et un vassello [botte].
-Lire cento trentaquattro di credito verso [da] Lorenzo Bonacorsi per resto d'una delle suddette case vendutagli.
-Lire cinquecento cinquanta, moneta di Milano, di debito verso ad Antonio Bonacorsi ».
Gli abitanti
L’archivio parrocchiale di Bondione, circa gli abitanti di Maslana, riporta due dati. Nel 1720 erano 71 (14jamiglie, di cui 6 BonacorsÌ, 6 Caiselli, 2 Alberti), nelJ749 erano 50 (7 famiglie, di cui 3 Bonacorsi, 3 Caiselli, 1 Moreschini). Il suo Fascino
Maslana è stata descritta come «un miracolo che i tempi dovrebbero rispettare».
Salire lassù,in una giornata di sole, è come tuffarsi in uno splendido passato, è come entrare in un museo per conoscere i suoi tesori. A Malsana puoi ammirare con lo scrittore Angelo Gamba «un villaggio lpestre rimasto ai tempi antichi, le case forti di pietra viva, i balconcini di legno, gli usci di legno nodoso con forti venature, gli anditi, i sentierini acciottolati, le finestrine con inferriate in ferro, i tetti neri di ardesia con gronde sporgenti,una madonnina dipinta sul muro, in una curiosa ed affascinante armonia».
E una architettura rustica di vivo interesse che ci regala, in tempi impossibili nei quali viviamo, una atmosfera quieta, patriarcale, ricca di vecchie usanze e di tradizioni».
«Macellana -continua Angelo Gamba – nome di antichissima origine oggi più comunemente Maslana, si compone di tre gruppi ben distinti di case: il gruppo delle case Polli a 1169 metri, quello dei Caffi a 1157, il più numeroso, certamente più caratteristico e posto al centro del pianoroerboso, e le case di Piccinella... a 1193 [metri], poco distanti dal vecchio ponte sul Serio. Una casa isolata, bellissima e di attraenti proporzioni, si stacca sui prati tra le case dei Caffi e di Piccinella». Dalla gente del posto è chiamata "Cassùra"(casa disopra).
Maslana è un paradiso di bellezze naturali ed architettoniche da conoscere e conservare! Un furioso incendio 1117 aprile 1979, nel fienile di Battista Simoncelli, si era sviluppato un incendio, si dice,causato per gioco da un fanciullo. Fu prontamente domato da alcune persone delle due famiglie p!esenti sul posto. Durante la notte un minuscolo focolaio che era rimasto attivo ed inosservato, alimentato da un forte vento, divampò furiosamente distruggendo ben 14 abitazioni del gruppo delle "Case Polli". Si salvò dall'incendio, quasi miracolosamente,solo la casa su cui c'era 1'affresco della Madonna del Rosario. Il danno fu calcolato in 300 milioni di lire.
Personaggi
Il "Ronco Pederbò" di Maslana era ubicato, sulla destra del Serio, oltre il ponte della Piccinella. Ne era proprietario il già detto Bettino Bonacorsi. La storia ricorda tre dei suoi figli: Lucia, Simone e Bartolomeo, tutti e tre nativi di Maslana. Simone, detto Maslana, dopo aver ereditato metà dei beni del padre per volontà testa mentaria, nel 1687 emigrò con la moglie Maddalena Luisella e i due figli Bartolomeo e Domenico (+ 30 novembre 1690), a Palazzo in provincia di Cremona. Bartolomeo, erede dell’altra metà dei beni del padre, rimase in Bondiole e fece immensa fortuna. Tra il 1663 e il 1667 acquistò ben 25 beni immobili con relativi atti notarili, fece diversi contratti di affitto e anche alcune permute. Ebbe due figli: Giovanna e Simone. |